E non solo in termini di materiale.
Overpackaging: significato (e perché succede)
Partiamo dalla base: overpackaging significa usare più materiale di imballaggio del necessario per proteggere un prodotto. Non è una scelta tecnica, ma è spesso una scelta emotiva che nasce dalla paura che la merce non arrivi intatta a destinazione.Si abbandona la logica dell’architettura dell’imballaggio, e si aggiunge materiale per stare tranquilli. Ma il risultato è:
- più plastica, più carta, più riempimento;
- più peso;
- più volume.
I 4 costi invisibili dell’overpackaging

Si parte ovviamente dal materiale sprecato, ma l’esperienza di Sofair insegna che questa è soltanto la punta dell’iceberg. Il vero nodo è rappresentato da tutto ciò che ruota attorno a un imballaggio sovra dimensionato.
Abbiamo cercato di riassumere in quattro semplici punti tutti i costi nascosti di un imballaggio pensato male.
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Costo diretto dei materiali
- più acquisti;
- più spazio occupato a magazzino;
- più capitale fermo.
-
Costi logistici: peso e volume
- aumenta il volume spedito;
- riduce il numero di pezzi per pallet;
- incide sui costi di trasporto.
-
Gestione dei rifiuti e dei contributi ambientali
Il sistema CONAI, ad esempio, applica contributi ambientali diversi in base al materiale e alla sua riciclabilità.
Tradotto: più imballi = più costi.
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Inefficienza operativa
- tempi di imballaggio più lunghi;
- processi meno standardizzati;
- maggiore margine di errore.
Il falso mito: “più imballo = più protezione”
Un imballaggio efficace non è quello che usa più materiale, ma quello che:- blocca il prodotto nel modo corretto;
- distribuisce gli urti;
- evita movimenti inutili.
Sistemi che possono combinare l’azione manuale con l’automatismo, impiegando diversi prodotti che spaziano dalla carta, alla plastica riciclata fino a quella biodegradabile.
Perché ridurre l’overpackaging può essere utile per farsi trovare pronti con il PPWR
Il PPWR (il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi) non chiede di “fare packaging sostenibile”, ma di evitare sprechi evidenti. Che tradotto in parole semplici, significa questo:- meno spazio vuoto nelle spedizioni: scatole più aderenti al prodotto, meno riempimento “di sicurezza”;
- meno materiale inutile: bisogna dimostrare che l’imballo è davvero necessario, non abbondante;
- materiali più semplici: meno accoppiati complessi, più soluzioni facili da riciclare;
- riciclabilità reale: non basta che “in teoria” si possa riciclare, deve succedere davvero;
- più attenzione al riutilizzo: soprattutto in ambito logistico (pallet, casse, contenitori);
Le 3 leve per ridurre l’overpackaging
Non è necessario rivoluzionare tutto, serve piuttosto guardare meglio quello che si sta già facendo. Le leve sulle quali è possibile operare sono semplici:
- analizzare i colli spediti: dimensioni, peso, materiali utilizzati;
- testare alternative: stesso livello di protezione, meno materiale;
- ripensare il riempimento: spesso è lì che si concentra lo spreco;
- aumenterebbero i danni?
- oppure non cambierebbe nulla?
Quando vale la pena fermarsi un attimo
Se hai la sensazione di usare “troppo materiale per stare tranquillo”, probabilmente è così. Vale la pena fermarsi e rivedere il processo per capire dove stai pagando senza accorgertene.Se vuoi fare un check concreto sui tuoi imballi e capire dove stai sprecando (senza compromettere la protezione), possiamo darti una mano a leggerli con occhi diversi.
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30 marzo 2026