C’è una scena che si ripete spesso in magazzino: prodotto fragile, operatore prudente, strato su strato di protezione. “Meglio abbondare”, si dice. Il punto è che quell’abbondanza raramente protegge di più, ma quasi sempre costa di più.

E non solo in termini di materiale.

Overpackaging: significato (e perché succede)

overpackaging significato Partiamo dalla base: overpackaging significa usare più materiale di imballaggio del necessario per proteggere un prodotto. Non è una scelta tecnica, ma è spesso una scelta emotiva che nasce dalla paura che la merce non arrivi intatta a destinazione.

Si abbandona la logica dell’architettura dell’imballaggio, e si aggiunge materiale per stare tranquilli. Ma il risultato è:
  • più plastica, più carta, più riempimento;
  • più peso;
  • più volume.
Tutto ciò porta con sé una catena di costi che spesso non viene nemmeno calcolata, ma che aumenta proporzionalmente al numero di spedizioni.

I 4 costi invisibili dell’overpackaging


Si parte ovviamente dal materiale sprecato, ma l’esperienza di Sofair insegna che questa è soltanto la punta dell’iceberg. Il vero nodo è rappresentato da tutto ciò che ruota attorno a un imballaggio sovra dimensionato.

Abbiamo cercato di riassumere in quattro semplici punti tutti i costi nascosti di un imballaggio pensato male.
  1. Costo diretto dei materiali

Sembra banale, ma è il primo errore: considerare solo il prezzo unitario. Ogni strato in più significa:
  • più acquisti;
  • più spazio occupato a magazzino;
  • più capitale fermo.
E spesso si tratta di materiali che non aggiungono reale protezione, al contrario appesantiscono una spedizione che costerà di più e non sarà efficiente.
  1. Costi logistici: peso e volume

A questo punto il conto inizia a lievitare davvero. Non bisogna considerare infatti solamente il costo del materiale sprecato, ma bisogna pensare anche che un imballo sovradimensionato:
  • aumenta il volume spedito;
  • riduce il numero di pezzi per pallet;
  • incide sui costi di trasporto.
Può non essere un problema nel momento in cui si effettua una spedizione sporadica, ma quando si lavora su larga scala bastano pochi centimetri in più per moltiplicare i costi. L’imballaggio deve essere considerato parte della logistica, non qualcosa che viene dopo.
  1. Gestione dei rifiuti e dei contributi ambientali

Più materiale significa più rifiuti, e i rifiuti hanno un costo. Non solo per chi li smaltisce, ma anche per chi li immette sul mercato.

Il sistema CONAI, ad esempio, applica contributi ambientali diversi in base al materiale e alla sua riciclabilità.  

Tradotto: più imballi = più costi.
  1. Inefficienza operativa

Non ci sono soltanto i costi direttamente verificabili, ma c’è tutta una serie di aspetti che va considerata quando bisogna analizzare la catena di imballaggio. Ecco perché overpackaging vuol dire anche:
  • tempi di imballaggio più lunghi;
  • processi meno standardizzati;
  • maggiore margine di errore.
L’organizzazione favorisce sempre il risparmio e l’efficienza. Una catena di imballaggio architettata e seguita alla lettera favorisce un approccio consapevole, quando tutto è lasciato al caso e alla libera interpretazione aumentano sprechi ed errori.

Il falso mito: “più imballo = più protezione”

Un imballaggio efficace non è quello che usa più materiale, ma quello che:
  • blocca il prodotto nel modo corretto;
  • distribuisce gli urti;
  • evita movimenti inutili.
In Sofair abbiamo testato e sviluppato diverse tipologie di imballaggi in grado di ridurre il materiale applicato in ogni spedizione, pur garantendo la massima protezione.

Sistemi che possono combinare l’azione manuale con l’automatismo, impiegando diversi prodotti che spaziano dalla carta, alla plastica riciclata fino a quella biodegradabile.

Perché ridurre l’overpackaging può essere utile per farsi trovare pronti con il PPWR

Il PPWR (il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi) non chiede di “fare packaging sostenibile”, ma di evitare sprechi evidenti. Che tradotto in parole semplici, significa questo:
  • meno spazio vuoto nelle spedizioni: scatole più aderenti al prodotto, meno riempimento “di sicurezza”;
  • meno materiale inutile: bisogna dimostrare che l’imballo è davvero necessario, non abbondante;
  • materiali più semplici: meno accoppiati complessi, più soluzioni facili da riciclare;
  • riciclabilità reale: non basta che “in teoria” si possa riciclare, deve succedere davvero;
  • più attenzione al riutilizzo: soprattutto in ambito logistico (pallet, casse, contenitori);
Se oggi stai usando più materiale del necessario, il PPWR ti costringerà ad adeguarti per ottemperare alle normative. Tanto vale seguire da subito le prassi del buon imballaggio.

Le 3 leve per ridurre l’overpackaging

overpackaging significatoNon è necessario rivoluzionare tutto, serve piuttosto guardare meglio quello che si sta già facendo. Le leve sulle quali è possibile operare sono semplici:
  • analizzare i colli spediti: dimensioni, peso, materiali utilizzati;
  • testare alternative: stesso livello di protezione, meno materiale;
  • ripensare il riempimento: spesso è lì che si concentra lo spreco;
Esiste una domanda semplice, ma in grado di smascherar subito gli imballaggi sovra dimensionati. Se togliessi il 20% del tuo imballo attuale, cosa succederebbe davvero?
  • aumenterebbero i danni?
  • oppure non cambierebbe nulla?
Spesso la risposta sorprende, e già da sola è in grado di applicare cambiamenti importanti nel modo di gestire la catena di imballaggio e spedizione.

Quando vale la pena fermarsi un attimo

Se hai la sensazione di usare “troppo materiale per stare tranquillo”, probabilmente è così. Vale la pena fermarsi e rivedere il processo per capire dove stai pagando senza accorgertene.

Se vuoi fare un check concreto sui tuoi imballi e capire dove stai sprecando (senza compromettere la protezione), possiamo darti una mano a leggerli con occhi diversi.

📞 Chiamaci allo 0371 79478
📧 Scrivici a info@sofair.it
📝 Oppure compila il form in fondo alla pagina

30 marzo 2026