Poco meno di sette anni fa i potenti della Terra si sono ritrovati occhi negli occhi al Quartier Generale delle Nazioni Unite di New York per provare a dare un futuro lungo e prospero al Pianeta Terra: per la prima volta in maniera ufficiale, nel settembre 2015, è stato riconosciuto che il modello di civiltà attuale non è sostenibile. Singoli cittadini, privati, piccole aziende e multinazionali, ciascuno ha il dovere di impegnarsi secondo le proprie possibilità affinché si verifichi un’inversione di tendenza. Ecco perché l’Onu ha avvertito la necessità di sottoscrivere un documento in grado di guidare i 193 paesi aderenti (tra i quali ovviamente l’Italia) a una condotta il più possibile uniforme nel perseguimento di determinati risultati. L’Agenda 2030 altro non è che un programma d’azione (scarica la versione integrale): un elenco di macro obiettivi per lo sviluppo sostenibile che gli stati membri si impegnano a raggiungere in cinque diversi settori, le “5P”:

  • Persone
  • Pianeta
  • Prosperità
  • Pace
  • Partnership (collaborazione)

L’asticella si è ulteriormente alzata negli ultimi anni, con la pandemia prima e la crisi bellica che rischiano di mettere a repentaglio gli sforzi intrapresi fino a questo momento. Ma la sfida è aperta, e sul tavolo ci sono ancora diverse partite da giocare.

Quanti e quali sono gli obiettivi dell'Agenda 2030?

Gli obiettivi fissati per lo sviluppo sostenibile sono 17 (chiamati anche Goals) e hanno una validità trasversale, perché coinvolgono a più livelli sia i paesi firmatari ma anche le loro componenti: dal pubblico al privato, dalle aziende fino a singoli cittadini. Si tratta di una promozione verticale di comportamenti virtuosi per costruire un futuro migliore. Gli obiettivi spaziano su più fronti: dalla lotta alla povertà e alla fame all’istruzione di qualità, dalla promozione della salute e del benessere alla giustizia, dalla parità di genere fino al mondo del lavoro e dell’innovazione. Non mancano i temi legati alla pace, ma almeno tre dei Goals previsti a New York sono strettamente legati all’ambiente, all’industria e ai comportamenti virtuosi in ambito lavorativo.

Obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

Entro il 2030, quasi il 60% della popolazione mondiale abiterà in aree urbane. Sebbene le città occupino soltanto il 3% della superficie terrestre, sono responsabili del 75% delle emissioni di carbonio in atmosfera. Un dato preoccupante, che deve richiamare a nuovi modelli di comportamento generalizzati per evitare di arrivare a conseguenze catastrofiche. In questo caso dunque l’obiettivo è quello di ridurre l’impatto ambientale negativo pro capite delle città, in particolare riguardo alla qualità dell'aria e alla gestione dei rifiuti.

Obiettivo 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

Fare di più e meglio con meno. Questo in estrema sintesi lo scopo, perché le esigenze della popolazione cresceranno con il passare del tempo, ma il pianeta non potrebbe non riuscire a soddisfare i bisogni di tutti. È stimato che se la popolazione mondiale dovesse raggiungere i 10 miliardi entro il 2050 (ora siamo a quota 8 miliardi), ci vorrebbero tre pianeti per soddisfare la domanda di risorse naturali necessarie con lo stile di vita attuale. All’atto pratico le azioni concrete da intraprendere sono quelle di incentivare le imprese ad adottare pratiche sostenibili e ad integrare le informazioni sulla sostenibilità nei loro resoconti annuali.

Obiettivo 13: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico

Anidride carbonica, gas serra, innalzamento globale della temperatura, inquinamento. Tanto per rendere l’idea il comportamento dell’uomo ha portato a un innalzamento della temperatura globale di circa un grado dal 1880 ad oggi, ma al giorno d’oggi la sfida più grande è quella di evitare di giungere ai due gradi in più rispetto alla temperatura dell’era pre industriale: si tratta del limite universalmente riconosciuto per evitare danni irreparabili.  

6 aprile 2022